Rafforzare rapidamente l’industria della difesa europea, garantire maggiore coordinamento strategico sul fronte orientale e mantenere il sostegno all’Ucraina senza perdere credibilità nella gestione dei fondi europei. Sono questi alcuni dei messaggi emersi dal Consiglio Affari esteri dell’Unione europea dedicato alla difesa, secondo il ministro della Difesa estone Hanno Pevkur.
“Come al solito, ci sono stati aspetti più positivi e altri più discussi”, ha spiegato Pevkur a Euronews al termine del meeting a Bruxelles. “Ma ci sono novità sull’Ucraina, sappiamo cosa fare sulla difesa ed è stato quindi un buon incontro”.
Al centro del confronto tra i ministri europei vi è stata soprattutto la capacità industriale del continente di sostenere un riarmo di lungo periodo. Per Tallinn, il problema non riguarda più tanto la definizione delle priorità strategiche, quanto la rapidità dell’esecuzione.
“Dobbiamo capire quale sia la capacità della nostra industria e quanto dobbiamo investirci. E dobbiamo farlo alla svelta”, ha affermato il ministro estone, insistendo sulla necessità di aumentare produzione e interoperabilità nel settore militare europeo.
Una posizione coerente con quella dei Paesi baltici, che continuano a spingere per un rafforzamento strutturale della sicurezza europea e della deterrenza NATO sul fianco orientale. “L’Estonia è sempre pronta a difendere sé stessa e a difendere l’Europa”, ha dichiarato Pevkur, “da noi c’è la porta d’ingresso all’Europa e dobbiamo mantenerla al sicuro”.
Il ministro ha inoltre chiesto che la difesa diventi una priorità del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione europea, segnalando come la guerra in Ucraina abbia modificato profondamente le priorità di bilancio.
Tra i temi affrontati anche la crescente vulnerabilità dello spazio aereo baltico, dopo i recenti episodi di droni sconfinati in Lettonia. Interrogato sulla possibilità che incidenti simili possano verificarsi anche in Estonia, Pevkur ha evitato toni allarmistici, pur riconoscendo i limiti di qualsiasi sistema di difesa aerea. “Nessuno è al 100% a prova di proiettile”, ha osservato, “e lo vediamo anche in Ucraina, dove combattono contro i droni ormai da anni”.
Il ministro estone ha inoltre ridimensionato le ipotesi di un legame diretto tra il sorvolo dei droni su Riga e le dimissioni del suo ormai ex omologo lettone Andris Spruds, affermando di non ritenere che quell’episodio sia stato la causa principale della decisione.
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Restano tuttavia aperte anche le questioni politiche legate al sostegno europeo a Kyiv. Lo scandalo corruzione che coinvolge figure vicine alla presidenza ucraina ha riacceso il dibattito sulla supervisione dei fondi europei destinati al Paese.
“Gli ucraini hanno ancora bisogno della nostra assistenza e del nostro aiuto per ricostruire l’Ucraina e sostenere il suo percorso verso il diventare un normale Paese europeo”, ha affermato Pevkur, che ha però aggiunto come non ci siano dubbi sulla necessità di garantire la responsabilità e i controlli, soprattutto riguardo al recente prestito da 90 miliardi di euro. “È sicuramente una questione che gli stessi ucraini stanno prendendo molto seriamente, perché è importante anche per loro che non vi siano sospetti o problemi”, ha dichiarato.
Quanto ai possibili futuri negoziati con Mosca, il ministro estone invita alla prudenza. “È troppo presto per parlare di chi debba essere il portavoce dell’Unione europea nei colloqui”, ha detto. “Prima dobbiamo avere una posizione condivisa su come l’Ucraina possa vincere la guerra”.
Alla domanda se l’alta rappresentante Kaja Kallas, estone come lui, possa assumere quel ruolo in futuro, Pevkur ha risposto che “avrebbe senso, in virtù del suo ruolo”, pur ribadendo che “non è ancora il momento”. Sulla prospettiva di una normalizzazione dei rapporti con Mosca, il ministro è netto: “dipende da Putin, da quando saranno pronti a essere un Paese normale che rispetta i diritti umani”.

